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Un po’ di tempo fa si parlava di Hiroshima e Nagasaki e delle bombe atomiche americane.
Ora, tutti noi sappiamo che anche i tedeschi stavano lavorando all’equivalente crucco della bomba atomica e che, fortunatamente, non hanno fatto in tempo a completarlo.

Ma nel 1943 la cosa non era così scontata e gli Inglesi decisero di metterci del loro per rovinare i piani di Heisenberg.

Quella che andremo a vedere oggi è considerata la miglior operazione di sabotaggio di tutta la seconda guerra mondiale e, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non avvenne in Germania o in Francia o nell’est Europa, ma avvenne in Norvegia.

 

 

 

 

La Situazione

Mentre negli USA gli Americani ci davano dentro per produrre le prime bombe atomiche in Germania non erano da meno.

Mentre negli USA gli Americani ci davano dentro per produrre le prime bombe atomiche in Germania non erano da meno.

Sebbene gli USA potessero contare su un gran quantitativo di fondi, fisici ben preparati e ottimi ingegneri capaci di trasformare la teoria in qualcosa che poi effettivamente esplodesse (magari portandosi dietro una città o due) i tedeschi avevano comunquedalla loro un buon numero di ottimi fisici (Heisenberg in primis), laboratori e università all’avanguardia e le risorse di un intero continente occupato.

Ricordiamoci che la meccanica quantistica è nata in Europa e i tedeschi facevano la parte del leone.

Nonostante ciò i tedeschi perseguivano (per varie ragioni) una via decisamente meno profittevole di quella americana che si prefiggeva di creare del buon Plutonio 239 per le loro bombe.

Se per fare un tavolo ci vuole il legno per fare il Plutonio 239 ci va l’acqua pesante.

L’acqua pesante (acqua che contiene del grasso deuterio, qui la spiegazione chimica) era stata prodotto per la prima volta nel 1934 e l’impianto capace di produrre tale composto era lo stabilimento di Vemork in Norvegia.

Nel 1940 quando gli Alleati pisolavano nelle trincee francesi e gli Americani credevano che Hitler l’avrebbe piantata di li a poco i tedeschi umiliarono i loro avversari invadendo e occupando in pochi giorni la Norvegia e, ovviamente, mettendo in sicurezza lo stabilimento di Vemork e iniziando a produrre acqua pesante.

 

 

 

 

Il SOE

Il compito di limitare la produzione tedesca di acqua pesante fu affidato agli uomini del SOE (Special Operation Executive).

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Il SOE era un corpo speciale di infiltratori e guastatori britannici, specializzati in operazioni di sabotaggio e guerriglia (nonché gente che faceva fatica a camminare a causa dei propri attributi).

Sebbene condussero un enorme numero di operazioni durante la guerra il loro apporto rimase sconosciuto per molto tempo per volontà del governo britannico che tenne segrete gran parte delle loro operazioni anche dopo la guerra.

 

 

 

L’Operazione Freshman

Sul finire del 1942 il SOE progettò il primo attacco su Vemork.
L’operazione era divisa in due parti.

La prima parte (sotto il nome di operazione Grouse) prevedeva il lancio di un commando di quattro infiltratori Norvegesi addestrati in Inghilterra dal SOE. Il loro compito era di raggiungere la base e studiarne le difese.

L’operazione ebbe successo. Il commando fu paracadutato in una zona selvaggia, lasciata fuori dai pattugliamenti della Wermacht e da li camminò per 15 giorni fino a raggiungere l’area dello stabilimento.

Dopo averne studiato le difese contattò l’Inghilterra per dare il via alle seconda fase.

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Il SOE quindi lanciò la seconda parte dell’operazione, ossia l’operazione Freshman vera e propria che consisteva nel paracadutare (tramite alianti) una squadra di 15 commando appartenenti ai Royal Engineer i quali avrebbero fisicamente distrutto l’impianto.

Purtroppo a causa del brutto tempo e di problemi tecnici gli aerei incaricati della missione non furono in grado di individuare il transponder posizionato dai commando norvegesi e gli alianti mancarono il bersaglio schiantandosi.

Nonostante gli sforzi il commando norvegese non fu in grado di raggiungere i superstiti in tempo, i quali furono quindi soccorsi dalle truppe tedesche e consegnati alle cure della Gestapo.

Che li giustiziò fino all’ultimo dopo averli torturati per alcuni giorni.

 

 

 

L’Operazione Gunnerside

Con queste premesse il SOE decise comunque di fare un secondo tentativo.

La struttura di Vemork era troppo ben difesa per un’azione su vasta scala, senza contare che il tedeschi avevano in Norvegia 300.000 soldati, alcuni appartenenti ai temibili reparti delle Waffen-SS e la resistenza norvegese non era in grado di tentare alcunché contro forze così preponderanti.

Inoltre il fallimento dell’operazione Freshman avena reso i tedeschi sospettosi i quali avevano aumentato il numero di guardie e steso lunghi filari di campi minati intorno alla struttura di Vemork.

L’impianto stesso aveva formidabili difese naturali: si trovava in una valle circondato da alte montagne ed era costruito su un punto rialzato a 300 metri da terra.

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Il SOE poteva comunque ancora contare sul commando Grouse che aveva passato l’inverno norvegese nascosto nei dintorni dell’impianto, vivendo di caccia e muschio, sfuggendo alle pattuglie tedesche dimostrando incredibili doti di sopravvivenza (l’inverno norvegese è piuttosto freschetto).

Venne quindi approntata una seconda squadra.

Altri 6 commando norvegesi, addestrati in Inghilterra dal SOE, si prepararono a lanciarsi dietro le linee nemiche.

 

 

 

L’Attacco

Nella notte del 16 febbraio, a bordo di un pesante Halifax il gruppo raggiunse la Norvegia.

I commando si paracadutarono nella neve toccando il suolo senza incidenti. Successivi lanci di CLE (speciali contenitori per equipaggiamento) fornirono al gruppo l’equipaggiamento necessario.

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Alcuni giorni dopo il gruppo Gunnerside si ricongiunse al gruppo Grouse e si prepararono per l’azione.

L’unico ponte che conduceva allo stabilimento era pesantemente sorvegliato dalle truppe tedesche e le vie di accesso alla base erano difese da formidabili campi minati.

Il gruppo avanzò quindi scendendo nella valle e scalando la parete sul versante opposto.

Superate queste asperità continuò ad avanzare seguendo il tracciato della ferrovia ora privo di pattuglie (a causa anche del freddo intenso).

Ben prima del lancio di Grouse il SOE aveva infiltrato un agente all’interno della struttura quindi il gruppo era in possesso della mappe (mappe che erano state fatte imparare a memoria ai membri del commando, tipo Prison Break).

Il gruppo riuscì quindi a infiltrarsi nel complesso attraverso un tunnel.
L’unica persona che incontrarono fu un tecnico norvegese che si rese subito disponibile ad aiutare gli infiltratori.

I commando raggiunsero quindi le camere dove avveniva l’elettrolisi dell’acqua e piazzò le cariche di C4.

A questo punto però quel nerd del tecnico norvegese iniziò a lamentarsi “Dove sono i miei occhiali? Se non li trovo poi rimarrò senza!” e i duri commando che erano sopravvissuti 4 mesi alle Waffen SS mangiando muschio con -30 gradi sottozero smisero di distruggere un impianto che potenzialmente poteva portare alla creazione di un cratere al posto di Londra e si misero a cercargli gli occhiali.

E li trovarono pure (erano un corpo speciale dopotutto, iperaddestrati).

Salvati gli occhiali, il gruppo impostò i timer e si diede alla fuga.

Trenta secondi dopo il C4 detonava nelle camere di elettrolisi devastandole e distruggendo l’intera scorta di acqua pesante prodotta.

 

 

 

La Fuga

I commando abbandonarono sul posto una mitragliatrice inglese così da “firmare” l’operazione e evitare rappresaglie sui civili norvegesi.

I tedeschi non si accorsero di nulla fino al giorno successivo quando si resero conto che era rimasti senza acqua pesante.

La Wermacht fece rapidamente convergere nella zona oltre 3.000 soldati tedeschi ma i commando si dileguarono nei boschi coperti di neve.

Cinque di loro avanzarono per 400 km in mezzo al nulla fino a raggiungere il confine Svedese.

Due fuggirono fino a Oslo e gli altri 4 rimasero in Norvegia ad aiutare la resistenza.

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Le Conseguenze

I tedeschi riuscirono infine a riparare l’impianto ma ormai il danno era fatto.

Mentre il SOE considerava impossibile un’altra incursione l’arrivo dei primi bombardieri pesanti americani rese possibile una serie di raid contro l’installazione, raid in massima parte inefficaci ma che disturbarono la produzione di ulteriore acqua pesante.

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Il colpo finale al progetto tedesco fu inflitto nuovamente dai commando del SOE che affondarono un battello (SF Hydro) mentre trasportava le ultime riserve di acqua pesante verso la Germania.

Si stima che i tedeschi avessero avuto bisogno di circa 5 tonnellate di acqua pesante per far girare il loro reattore ma, grazie al sabotaggio, alla fine della guerra erano stati in grado di portarne in patria solo mezza tonnellata.

Sebbene l’incredibile successo ottenuto anche questa operazione rimase sotto silenzio per diversi anni come molte altre imprese del SOE.

Oggi sappiamo che i tedeschi erano molto lontani dal poter ottenere un ordigno nucleare e probabilmente non ce l’avrebbero fatta in ogni caso, ma nel 1943 la paura era reale.

L’operazione Gunnerside rimane la migliore operazione di infiltrazione e sabotaggio di tutta la Seconda Guerra Mondiale e rimane il più grande successo del SOE.

Dopo la guerra il SOE sarà ufficialmente sciolto, sebbene alcuni suoi membri confluirono nell’ MI6.

I documenti relativi alle loro azioni furono desecretati solo nel 1997 permettendo agli storici di ricostruirne l’impatto che ebbero durante il corso della guerra.

Concludo con il consiglio che Joachim Ronneberg, uno dei commando, diede al tecnico norvegese dell’impianto:

We said to the man, “You just run around the corner, up the staircase, lie down and keep your mouth open, until you hear the bang. There will be only one bang, so when it is over you can go down and watch the result”.

I do not know if he did. But I know that he kept his mouth open, because he could hear when I met him two years later.

Otherwise, if he had had his mouth closed he would have blown out his eardrums.

Gente sopravvissuta 3 mesi nell’inverno norvegese mangiando muschio e aspettando rinforzi per attaccare una delle strutture più difese del paese in mezzo a 300.000 soldati nemici con la certezze di essere ammazzati se scoperti.

E che comunque ha il tempo di cercare gli occhiali a un civile appena incontrato mentre la stanza è imbottita di C4.

Gente la cui storia merita essere conosciuta.

 

 

L’Operazione Gunnerside è stato pubblicato per la prima volta su .
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